DONNE, SOLO DONNE

DONNE, SOLO DONNE
In una squadra, da una parte ci sono i giocatori e l’allenatore, dall’altra i dirigenti. In mezzo il Team Manager, che fa da trait d’union tra le due parti. Ma cosa succede in una equipe dove ci sono due team manager e per giunta donne? Per risolvere l’enigma abbiamo interpellato le dirette interessate, ovvero Daniela Gurrieri e Rita La Carrubba le due team manager della squadra femminile di rugby ragusana.

Quanto conta essere donna tra le donne in questo delicato ruolo?
Daniela Gurrieri: “Conta tanto, perché ci si capisce ma anche non ci si capisce – ride – nel senso che si cerca con la sensibilità femminile di comprendere le problematiche delle ragazze ma si deve giocare di equilibrio tra invadenza e discrezione. Si rischia di sembrare invadenti, appunto se si cerca di sapere, ma anche di essere reputate poco attente se si vuole essere più riservate. Nonostante ciò è importante che ci sia una donna all’interno di una squadra femminile”. Rita La Carrubba: ”Indubbiamente essendo donna mi sento facilitata nell’approccio globale delle tematiche femminili. La condivisione e la similitudine rende un po’ complici quello che invece ci separa è la differenza di età. Mi piacerebbe che mi vedessero come qualcuno a cui chiedere aiuto per individuare la giusta direzione da prendere. Per questo desidero comprendere le loro problematiche e cerco grazie al dialogo di superare insieme le difficoltà. In questa mia breve esperienza ho capito che bisogna saper comunicare, sapersi fidare, delegare, pianificare e motivare, tra le tante cose che si debbono fare.”

Perché hai scelto di fare la team manager?
Daniela :“Non l’ho voluto io, mi è stato chiesto, ma sono veramente felice di aver accettato questo nuovo ruolo, con l’aiuto di Rita, che mi permette di vivere con entusiasmo un incarico che da sola non avrei avuto il coraggio di affrontare a causa del peso di questa responsabilità. L’ho accettato molto volentieri perché è un’esperienza inedita. Mi trovo bene e spero che anche le Aquile iblee si trovino altrettanto bene con noi”.
Rita: “Perché sono stata un po’ “obbligata” – ride – rendendomi conto dell’impegno, ero spaventata e sicuramente non avrei cercato e voluto un ruolo così gravoso all’interno della società. È stato un po’ un salto nel buio. Però dopo che mi sono messa in gioco, mi rendo conto che nonostante non abbia un’esperienza specifica, posso contribuire e dare il massimo nella gestione del rapporto umano del singolo e del gruppo. Mi sto destreggiando tra caratteri diverse, con storie diverse. Cerco di prevenire e capire le reazioni per favorire la coesione del gruppo, fattore che ho notato essere molto importante per disputare una buona stagione.”

Che differenza c’è tra guardare il figlio o la figlia giocare e fare parte integrante di una squadra?
Daniela: “Tantissima. Fino a che non sei implicata in prima persona l’interesse nei confronti di una squadra di rugby è notevole ma diciamo anche superficiale. Quando al contrario devi far parte attiva delle esigenze o dei problemi allora vieni risucchiata nel vortice organizzativo e psicologico e ti senti molto più coinvolta. Direi che ti offre l’opportunità di vedere tutto con un altro occhio. Insomma, è la differenza tra essere attori o spettatori.” Rita: “Trovo che siano esperienze distinte. Quando guardo mio figlio giocare mi emoziono e mi appassiono alle azioni del gioco, ma quando fai parte integrante di una squadra la visione cambia. Le responsabilità aumentano. Mi rendo conto che ogni ragazza è per me fonte di una sorta di preoccupazione maggiore e l’ansia per il loro benessere è totale. Diciamo che ora sono in prima linea mentre prima ero semplicemente dietro le quinte. Ora non posso solo guardare devo intervenire e risolvere”.

È un ruolo impegnativo?
Daniela: “A dir la verità non lo sembrava dall’esterno, ma una volta implicata è impegnativo, molto impegnativo, perché comprendi quanto sia complesso far convivere tutte le necessità.
Rita: “Non è un compito semplice. Accompagnarle in trasferta e essere presente agli allenamenti è un impegno che comporta molta fatica. Mi piace quando mi assumo una responsabilità portarla avanti coerentemente e seriamente ma non sempre ci riesco, per fortuna c’è Daniela che supporta le mie assenze. Dal mio punto di vista, sicuramente è molto impegnativo trovare un buon equilibrio tra lavoro, famiglia e squadra, però aggiungo che nonostante tutto è una bella esperienza. ”

Entrambe siete mogli di dirigenti del Padua e madri di giocatori. Ora anche team manager. Come vi trovate in questo triplice ruolo?
Daniela: ”Eh, sono moglie del presidente e mamma di una giocatrice… Essere mamma sicuramente implica più difficoltà psicologiche ed emotive perché devi tenere in considerazione che tua figlia fa parte del tutto, deve essere trattata allo stesso modo delle altre ragazze. Non devo assolutamente farmi coinvolgere dal compito di mamma ma devo essere coerente con la responsabilità delle competenze richieste al team manager. E come moglie sono obbligata a confrontarmi come dirigente dimenticandomi di essere “donna”. Chiaramente conciliare tutti questi ruoli è decisamente difficile, perché è fondamentale avere un buon rapporto con tutti se vogliamo raggiungere dei buoni risultati e alcuni di quei “tutti” sono in realtà la mia famiglia. È un’impresa ardua – ride – ma ci provo.Rita: “Sinceramente non distinguo i vari ruoli, anzi li reputo complementari. La ritengo un’esperienza naturale e gratificante”.

Come sei stata accolta dalle ragazze?
Daniela: Mi, anzi, ci hanno accolte benissimo. Penso che le ragazze abbiano superato bene il “cambio della guardia”. Sono affettuosissime e piene di vita. Ero convinta che avrei ricevuto un’accoglienza più fredda, invece non solo devo ricredermi ma forse sono io quella più distaccata nei loro confronti, vuoi per il mio carattere vuoi perché devo essere obiettiva e imparziale.”
Rita: “Bene, molto bene e sentire la loro fiducia è per me estremamente gratificante e stimolante”.

E dagli uomini della società?
Daniela: “Mbhé, dagli uomini… io sono stata sempre immersa in questa società. Essendo la moglie del presidente ho avuto a che fare con tutti e mi sono abituata a tutti. La grande differenza era l’allenatore, perché dovevo confrontarmi con l’anima della squadra, ma anche in questo caso credevo che i nostri rapporti sarebbero stati più distaccati invece ci ha agevolate e aiutate moltissimo e ora la collaborazione, la stima e la fiducia è massima”. Rita: “Che io sappia è stata una novità accolta positivamente da tutti”.

Tirando le somme di questa esperienza da poco iniziata ognuna di loro si è resa conto di essere un punto cardine tra l’allenatore e una squadra compatta ed entrambe hanno bene chiaro che il successo di una stagione lo raggiungeranno insieme.
Daniela: “Spero che i progressi fatti fino a ora vadano aumentando alla luce del fatto che dalla prima partita all’ultima giocata in casa, le ragazze sono cresciute tantissimo, speriamo di concludere in bellezza questo campionato e giocarci la finale a Calvisano. Nel frattempo incrociamo le dita e andiamo avanti”.
Rita: “Insomma un bellissimo impegno, che mi permette di vivere l’aria della squadra, l’ansia del pre partita, la gioia o l’amarezza del dopo partita. Sentire che ogni giorno contribuisci a qualcosa che vive su equilibri delicatissimi perché una squadra è fatta di persone che possono essere anche mutevoli a seconda delle diverse situazioni mi appaga di tutti i sacrifici. Per me stare a contatto con ragazzi che praticano un’attività sportiva è un’esperienza meravigliosa soprattutto quando ti confronti con giovani che dimostrano passione e determinazione e queste ragazze lo provano ogni giorno”.

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Loretta Dalola

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