L’ALTRA FACCIA DELL’OVALE

L’ALTRA FACCIA DELL’OVALE
In Tv spopola il calcio, quello del successo, dei soldi, delle modelle-mogli, della pubblicità, insomma quello che riempie tutti i media e che diventa un mito per tanti ragazzi e di conseguenza quello che genera un enorme giro d’affari a volte anche illeciti. Poi un po’ più a lato c’è un pallone dalla forma strana e dai rimbalzi bizzarri. Lo chiamano rugby, un altro sport, meno appariscente e meno ambito dai ragazzini. Giocato tra mille difficoltà e sacrifici ma che resiste e va avanti. Quello che fa crescere numericamente meno atleti ma forse più uomini. Quello sport altrettanto strano come la palla che ci si lancia all’indietro, dalle tantissime regole e che mira a rafforzare il senso di appartenenza sportivo e comunitario. Giocato su terreni sconnessi, duri e gestito dal basso, molto spesso basato sul volontariato e autogestito.

Pochi gli spettatori che sfidano i malumori del tempo ma con tanta voglia di fare tifo. Urlano, applaudono, sobbalzano, gioiscono e incitano perché sanno che c’è bisogno di incoraggiare quei quindici temerari che sfidano terra, buche, sassi e fango delle periferie più estreme. Persone disposte a tutto pur di giocare insieme. Allenano duramente il corpo e temprano lo spirito per conquistare una meta, sempre tutti insieme. Si, perché questo è lo sport di squadra per eccellenza. Eliminato ogni individualismo. Insieme si deve avanzare, correre, impattare, sostenere e continuare ancora a procedere e a supportare il proprio compagno in ogni situazione di gioco. Impossibile fare da soli. Solo insieme si va avanti, per avanzare sempre, come nella vita.

Un gioco cavalleresco dove tutti partecipano e solo uno riesce ad appoggiare il trofeo! Un gioco facilmente ma comprensibilmente associabile al motto degli eroi di Dumas: “uno per tutti, tutti per uno“. Un gioco di squadra appunto dove la concentrazione dello sforzo di superarsi è seconda solo alla passione che lo anima. Una destrezza combattiva, risultato di autocontrollo e determinazione. Cooperazione e disciplina. Sport di contatto mai violento. Codificato da regole granitiche che recano alla base il rispetto per l’avversario e per le decisioni arbitrali che nessuno deve e può contestare. Un legame di peso mai discriminante. Differenze fisiche quasi azzerate. Tutti servono e tutti sono importanti, dal falco alla giraffa, dall’ippopotamo alla gazzella. Ognuno trova il suo posto e ruolo. Il più esperto avrà comunque sempre bisogno dei suoi compagni. Tutti impregnati di quel senso di condivisione che scatena l’assalto finalizzato. Tutti compatti dentro al concetto di parità, ovvero qualcosa di diverso dall’uguaglianza perché, lungi dall’azzerare le differenze, ognuno di loro con la propria peculiarità è rilevante per lo scopo finale.

Conoscete scuola migliore che prepara alla vita?

Parliamo di rugby che rinforza il carattere e ti fa rialzare anche dolorante perché i metri si fanno anche a piccoli passi. Metafora della battaglia vera, quella che ti aspetta quotidianamente al varco.  Modello educativo e di stile di vita. Un piccolo mondo racchiuso tra spogliatoio, campo e club house che porta avanti il senso di comunità.   Una disciplina diversa, un po’ romantica, corretta, semplice, ancora legata come nessun altro sport alla tradizione e alla storia da cui è nato. Il più onesto esempio di educazione alla socialità. Massima espressione di un collettivo perfettamente coeso e inquadrato. Un autentico “patto di fango” che sforna grandi campioni di vita. Un patto di fratellanza dal sapore d’altri tempi.

Il resto se non viene fatto dai media, poco importa. Se da qui non passano notorietà, successo e soldi, poco importa.  Quello che conta veramente e che viene ripetuto quasi ritualmente ogni domenica è quella forza che fa avanzare portando la palla fino alla linea di meta avversaria. Di mano in mano ci si passa quell’ovale quale testimonial di lealtà, abnegazione, collaborazione, passione e fede sportiva. Tutto il resto lo si lascia alle spalle e ad altre cronache…

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Loretta Dalola

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