Dalle Tigri alle Aquile

Dalle Tigri alle Aquile

Chi si pone delle mete nella vita deve cercare di raggiungerle e questo pensiero è ben presente nella mente di Giuseppe Maugeri, che dall’Under 16 quest’anno è passato ad allenare l’Under 18 del Padua. Ha infatti la delicata responsabilità dell’ultimo atto preparatorio. Quell’ultimo biennio di preparazione fisico-atletica e di esperienza che poi ti fa entrare ufficialmente nella squadra Senior. Traguardo inseguito da tanti, per parecchi anni e a volte, fin da bambini. Nel rugby c’è la necessità e l’esigenza di dare vita a movimenti rapidi ed efficaci, a capacità di coordinamento e di veloce analisi per sfruttare al meglio l’attimo che ti può portare alla meta. E in questa fase di passaggio che il miglioramento delle capacità acquisite in precedenza diventa determinante ed è qui che si inserisce lo spirito guida di Peppe Maugeri che, originario di Catania, è finito ad allenare a Ragusa. Come mai? “Mi trovo a Ragusa perché amo questo territorio ma soprattutto perché sapevo che c’era una squadra di rugby con un passato in B e con al suo interno anche una squadra di Old. La mia iniziale intenzione era proprio quella di continuare a giocare a rugby, visto che l’ho fatto fin da quando andavo a scuola, e per 13 anni, militando prima con le Tigri di Mascalucia e poi con il Gravina e il Battiati. Ho il rammarico di non aver provato a crescere dal punto di vista tecnico proprio nell’Amatori Catania. Ero un mediano di mischia, veloce nella corsa e nelle azioni, bravo a scartare gli avversari. Quello di mediano è un ruolo in cui mi sono sempre immedesimato bene. Poi, una volta a Ragusa, e prima di appendere le scarpe al fatidico chiodo ho militato nel Padua quando lottava per la B. Da cosa nasce cosa…, e mi è arrivata la proposta di allenare. Ho fatto il corso da allenatore e poi ho iniziato l’avventura. Prima con l’Under16 e adesso con l’Under18”.

E viste le tue doti atletiche perché proprio il rugby? “A dir la verità ho fatto anche un provino come giocatore di calcio. Ero giovanissimo ma non mi coinvolse l’atteggiamento dell’allenatore. Così ho detto addio alla palla rotonda. Poi a scuola il mio casuale incontro con una montagna d’uomo, un pilone che mi colpì immediatamente. Iniziai come “aquilotto” (all’epoca le categorie erano Aquilotti e Aquile, poi c’era la giovanile) e una volta che il rugby entra in circolo…non si guarisce più, così ho continuato, in un modo o nell’altro”.

Una passione intramontabile che è sfociata nella consapevole responsabilità di contribuire alla formazione dell’individuo contemporaneamente a quella del giocatore perché è chiaro che la crescita tecnico tattica viaggia di pari passo con una equilibrata maturazione personale.  Per questo la preparazione atletica deve passare obbligatoriamente per una serie di attività relazionali che sono importantissime nel veicolare gli atteggiamenti positivi necessari per vivere nella squadra. Comprendere l’importanza di un sistema di relazioni regolamentate e rispettose delle persone permette ai giovani di trovare l’ambiente ideale per esprimere poi il meglio di se stessi, nel gioco. Ecco spiegato perché Maugeri punta più a formare giocatori con spirito cooperativo, amore per il rugby e i suoi valori. Di conseguenza, la coscienza di aver partecipato anche in piccola parte alla crescita di un giovane che in seguito può approdare in Senior è di per sé una grande ricompensa e soddisfazione. “Non ho mai smesso di divertirmi giocando ed allenando, mi incanta ancora attraversare quel terreno di gioco e confesso che mi piacerebbe correre con loro. Ora però la mia responsabilità è cresciuta perché devo fare in modo che tutto coincida perfettamente. Oliare tutti gli ingranaggi che in realtà non sono altro che giovani ragazzi. Li devo allenare, stimolare e motivare. Ti garantisco che è più faticoso e a fine partita sono stanco, come se avessi giocato realmente”.

Visto che ti poni come obiettivo quello di creare rugbisti, cos’è questo sport per te?

“È una metafora, la vita in un rettangolo di gioco. Sei sempre a confronto con amici/fratelli, con gli avversari e con l’arbitro che rappresenta la legge insindacabile. Dunque un banco di prova che ti mette continuamente sotto sforzo, con momenti di sconforto in cui si conta sull’aiuto degli altri quattordici amici e poi quelli felici dove condividere emozioni, tutto questo è davvero piacevole”.

E dopo queste parole sono sicura che il Maugeri-allenatore ha chiaro che il rugbysta non è solo necessariamente colui che ha giocato a rugby ma sicuramente colui che ne condivide i perni fondamentali riassumibili con tre parole: rispetto, solidarietà, divertimento. Un po’ come la vita, appunto, e impararlo con l’aiuto dei compagni è un modo del tutto naturale per portare dentro sé l’importanza della condivisione, del fare gruppo, di essere parte di un qualcosa.

Print Friendly, PDF & Email

Author Description

Loretta Dalola

No comments yet.

Join the Conversation